Una protesta clamorosa rovina la tappa milanese del Giro d’Italia

CHI PROTESTA: Ciclisti del Giro d’Italia
CONTRO CHI: Organizzazione del giro d’Italia
PER QUALE MOTIVO: Il circuito cittadino di Milano è ritenuto troppo pericoloso per i corridori

(fonte La Gazzetta dello Sport)
Una protesta clamorosa rovina la tappa milanese
I ciclisti si fermano a metà della frazione per protestare. Il portavoce Di Luca: “Circuito pericoloso, andremo piano”. Una decisione che raccoglie solo critiche

MILANO, 17 maggio 2009 – Doveva essere un circuito-show nel cuore di Milano – con una sfida ad altissima velocità tra Petacchi, Cavendish e gli altri sprinter – per celebrare la città da cui il 13 maggio 1909 partì la prima edizione della corsa rosa. La nona tappa del Giro d’Italia dei 100 anni, invece, ha avuto un inatteso e clamoroso svolgimento polemico durante la tappa stessa. Poco dopo l’inizio della tappa l’annuncio: La direzione di corsa ha comunicato che la tappa di oggi, la non sarà valida ai fini della classifica generale. Inoltre, non verranno assegnati i secondi di abbuono ai primi tre classificati; pertanto, i distacchi registrati all’arrivo non avranno effetti sulla graduatoria generale della corsa rosa. “La tappa odierna – fanno sapere dalla direzione di corsa – è considerata come un omaggio alla città di Milano, che ha dato i natali al Giro d’Italia nel lontano 1909”. Tutte le classifiche, dunque, rimarranno immutate, solo l’ordine d’arrivo verrà preso in considerazione ai fini della premiazione.

Una decisione presa per evitare rischi, dopo le tappe molto tirate dei giorni scorsi (di ieri il terribile volo di 80 metri in un burrone per lo spagnolo Pedro Horrillo, che stamattina si è risvegliato dal coma artificiale), su un circuito cittadino giudicato pericoloso dai corridori. Ma a 6 giri dalla fine il gruppo, che procedeva già ad andatura ridotta, si è fermato sul traguardo e ha preso la parola la maglia rosa Danilo Di Luca, che è anche vicepresidente dell’associazione corridori: “Chiediamo scusa al pubblico ma oggi non ce la sentiamo di rischiare, perchè il circuito è troppo pericoloso. Continuiamo la tappa, ma non ce la sentiamo di spingere a tutta”.




Un gesto che ha alimentato le polemiche. Ecco la risposta del direttore del Giro, Angelo Zomegnan: “Non condivido la decisione adottata dai corridori, mentre avevo accettato la richiesta di neutralizzare i tempi della tappa di oggi. Il buon senso ci ha imposto di prendere questa decisione, anche sulla scia emotiva di quanto era accaduto ieri, dopo la caduta di Horrillo. Abbiamo favorito i corridori assestando il tracciato e togliendo possibili ostacoli: non trovo in linea questa posizione presa dai corridori. Per me questa è una excusatio non petita, accusatio manifesta, da parte di qualcuno. Anche noi, comunque, nelle prossime ore, prenderemo le nostre decisioni”.

Molte le critiche al gesto dei corridori, anche da parte dei loro direttore sportivi. Così Alberto Volpi, Barloworld: “Errore grave, avevevano già ottenuto la neutralizzazione”. E Mario Cipollini, consulente della Isd-Neri: “Il ciclismo non è questo! Io non ho mai visto i discesisti lamentarsi perché la discesa libera si disputa con neve ghiacciata! Qui è stata bloccata una città, c’è tantissima gente si offre uno spettacolo davvero poco dignitoso”. Fabio Bordonali, team manager della Lpr-Farnese di Di Luca e Petacchi: “Non ne sapevamo nulla”. Amedeo Colombo, presidente dei corridori: “Il percorso era sicurissimo”. Agostino Omini, vicepresidente onorario dell’Uci: “Una vergogna”. A una quarantina di chilometri dalla fine il gruppo ha cominciato a viaggiare in maniera più sostenuta. In attesa della probabile volata – che si dovrebbe disputare regolarmente – e di tutte le polemiche che ne seguiranno a prescindere dal risultato finale.





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