Le spiagge libere sono un diritto e le spiaggie attrezzate hanno dei doveri

protesta per le spiagge libereCHI PROTESTA: Spiaggia Bene Comune – movimento 5 stelle – comitati locali spontanei
CONTRO CHI: Amministrazioni comunali
PER QUALE MOTIVO: eccessivo aumento delle concessioni demaniali ai bagni, scarsa attenzione alle spiagge libere

Sembra che l’estate 2011 sarà ricordata per le numerose proteste contro il dilagante strapotere degli stabilimenti balneari che si stanno organizzando un po’ in tutta Italia, a macchia di leopardo da nord a sud dove questo problema è più sentito.

Le proteste provengono da semplici cittadini, dai frequentatori delle spiagge, in maniera isolata od organizzati in comitati ed anche da movimenti civici, quale il movimento 5 stelle di Beppe Grillo e Spiaggia Bene Comune. La politica, anzi i politici a livello personale, hanno un comportamento differente secondo le zone. Da qualche parte appoggiano il diritto ad una spiaggia libera, accessibile e pulita e da altre parti difendono l’imprenditoria privata e appoggiano l’aumento delle superfici di arenile concesso ai privati sul quale poi affittano a prezzi sempre più cari ombrelloni e lettini, non concedendo il dovuto diritto di passo sulla battigia e l’accesso in spiaggia ai disabili.



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A Lerici (La Spezia) protesta per le spiagge libere «in via di estinzione» e per il caro prezzi delle attrezzature balneari (+30% dal 2002 ad oggi). Un nutrito gruppo di ambientalisti, associazioni, partiti e semplici cittadini ha messo in scena una pacifica ma significativa contestazione in uno degli stabilimenti balneari più attrezzati e frequentati dell’intero litorale spezzino. L’aumento dello spazio concesso ai privati sulle spiagge e dei prezzi del noleggio di sdraio e ombrelloni è ormai un fenomeno che si sta imponendo all’attenzione dell’opinione pubblica. Il 35 per cento della porzione libera, per ordinanza del Comune, è diventata attrezzata fissa.

A Bacoli (NA) i manifestanti chiedoni il rispetto del regolamento comunale che prevede che almeno il 20% delle spiagge siano libere, cosa attualmente non rispettata. Il Sindaco risponde che solo nel 2015, quando scadranno le attuali concessioni si potrà rivedere la superficie concessa (ma se le autorizzazioni sono contrarie al regolamento comunale sono annullabili).

mare bene comuneAzione di protesta del coordinamento “Spiagge bene comune”. ad Ostia (Roma) dove una sessantina di attivisti hanno invaso il lungomare per manifestare il loro dissenzo alla privatizzazione delle spiagge. Presente tra loro anche Angelo Bonelli, presidente e consigliere regionale dei Verdi: “È una battaglia che riguarda tutta Italia – spiega –  perché le spiagge sono un bene comune tolto ai cittadini attraverso un processo di privatizzazione e cementificazione“.

Maiori (SA) resta, tristemente l’unico paese della costa amalfitana che non ha spiaggia libera, benché sia stata fatta passare come tale, l’angolo di spiaggia vicino la Torre Normanna, che di fatto è area da diporto e quindi non balneabile.

A Ceriale in provincia di Savona turisti e residenti protestano perchè la spiaggia libera è invasa da montagne di alghe e cumuli di sabbia avanzata dalle spiagge private adiacenti che rendono il tratto di litorale simile ad una discarica.

Di seguito Il Vademecum dei diritti dei bagnanti diffuso da Adiconsum :

  1. L’accesso alla spiaggia è libero e gratuito. È fatto obbligo agli stabilimenti di consentire il transito alla battigia. L’impedimento o la richiesta di un pagamento rappresentano una violazione della legge e vanno denunciati alle autorità.
  2. La battigia, cioè la striscia di sabbia di 5 metri da dove arriva l’onda, è a disposizione di tutti.Si tratta infatti di un’area esclusa dalla concessione, sulla quale il concessionario non può vantare alcun diritto. Tutti vi possono transitare, ma non vi possono essere collocati oggetti ingombranti quali ombrelloni o sdraio, poiché deve essere garantito il passaggio.
  3. La pulizia delle spiagge libere. Anche le spiagge libere devono essere pulite, e questa incombenza è a carico del Comune.
  4. Recuperare un equilibrio tra spiagge in concessione e spiagge libere. Questo equilibrio è previsto dalla legge, ma in troppe realtà non è rispettato; occorre quindi indirizzare le nostre proteste ai Sindaci e alle Regioni. Chi paga le tasse ha diritto ad una spiaggia libera e gratuita. Le spiagge libere e gratuite devono essere intercalate tra uno stabilimento e l’altro e non collocate nelle aree più lontane e disagiate.
  5. Prezzi equi e non speculativi. I prezzi sono liberi e dovrebbero essere rapportati alla qualità dei servizi, ma spesso accordi taciti fra i gestori mantengono i prezzi ben al di sopra di quello che dovrebbe essere un giusto riconoscimento per il servizio. L’unica possibilità per contrastare i prezzi elevati è decidere di non usufruire dello stabilimento.
  6. Revoca delle concessioni. Per le violazioni più gravi, quali la cementificazione della spiaggia o la violazione degli obblighi relativi alle concessioni, è prevista anche la revoca delle concessioni. Il non rinnovo della concessione può essere attuato nei casi in cui la continuità ininterrotta degli stabilimenti in concessione comprima in modo intollerabile il libero accesso alla spiaggia e al mare (parere del Consiglio di Stato n. 1144 del 14 dicembre 1976).




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