Il caos trasporti: perchè scioperano TIR, Tassisti e Benzinai

manifestazione di scioperoE’ un periodo di grande fermento sociale.

Se il sacrificio economico richiesto dal Governo Monti per il risanamento del bilancio pubblico ha sollevato mugugni come tutte le finanziarie, ma con molte meno manifestazioni di quante se ne aspettasse, quasi che i contribuenti italiani siano rassegnati o si  sentano impotenti verso una politica fiscale richiesta da tutta Europa, il successivo decreto sulle liberalizzazioni sta scaldando gli animi.

Non tutta la popolazione è unita nelle proteste, ma le varie categorie sono molto combattive nel reclamare i loro diritti, nel chiedere il mantenimento dello status quo, nell’avanzare richieste di nuove agevolazioni.

Le categorie appunto sono il problema. Se è giusto per ognuno tutelare i propri interessi, salvare gli investimenti e garantirsi il futuro qualcuno contrappone a queste rivendicazioni il diritto di tutti gli altri non facenti parte della categoria di avere servizi migliori e prezzi più bassi ed un aiuto all’economia di cui dovrebbe beneficiare tutto il paese.

Ma il dubbio è se davvero queste liberalizzazioni poi sortiscono l’effetto sperato dal governo.

Le proteste in questi giorni riguardano specialmente il settore trasporti e tre specifiche categorie di lavoratori: gli autisti di TIR, i tassisti ed i benzinai.

CHI PROTESTA: Autotrasportatori
CONTRO CHI: Governo Monti
PER QUALE MOTIVO: contro l’aumento dei prezzi del carburante, contro i rincari dei ticket delle autostrade e contro l’innalzamento dell’Irpef.

Sono più di 2 milioni i Tir che fin dalle ore notturne hanno bloccato le strade e le autostrade della penisola italiana, creando disagi nella maggior parte delle città.

Lo sciopero dei Tir si è esteso a macchia di leopardo, portando i disagi in tutta Italia. Si registrano lunghe code di automobili sulle autostrade dove i giganti della strada creano facile intralcio e soprattutto potrebbero creare situazioni di pericolo.

Lo sciopero degli autotrasportatori mette in crisi di conseguenza tutti i settori commerciali visto che vengono bloccate le forniture di qualsiasi bene venga trasportato su ruote.

CHI PROTESTA: Benzinai
CONTRO CHI: Governo Monti
PER QUALE MOTIVO: liberalizzazione del settore.

Le diverse sigle sindacali dei distributori di carburanti non sono concordi nel giudizio del decreto liberalizzazioni, ma sono concordi nel non volerlo per come è stato presentato: c’è chi non è necessariamente contrario ma chiede interventi pesanti per garantire un accesso da libero mercato al rifornimento di carburanti e chi ritiene che quello della liberalizzazione sia solo un miraggio senza alcun beneficio né per i gestori né per i consumatori.

Il nodo principale resta il contratto di esclusiva con le compagnie petrolifere, che il decreto Monti vorrebbe eliminare.

A quanto pare i gestori non sarebbero contenti di doversi preoccupare anche dei problemi legati al reperimento del carburante per le loro stazioni di servizio, a fronte di un risparmio che sarebbe irrisorio per loro e per i clienti se non si risolve prima il problema del ‘cartello’ delle aziende petrolifere.

CHI PROTESTA: Tassisti
CONTRO CHI: Governo Monti
PER QUALE MOTIVO: contro l’aumento del numero di licenze

I tassisti hanno fatto un investimento di centinaia di migliaia di euro per comprare le loro licenze che, a numero chiuso, hanno un valore effettivo molto più alto rispetto ai costi di concessione.

Liberalizzare la concessione azzererebbe il valore delle licenze comprate con tanto sacrificio e l’aumento del numero di taxi in circolazione diminuirebbe il lavoro ed il numero delle corse giornaliere che ogni tassista riesce a fare.

D’altra parte è quantomeno discutibile che una licenza, cioè una concessione dello Stato ad personam, un’autorizzazione personale sia diventata oggetto di commercio e chi ha ottenuto questa concessione (che per definizione è personale) possa cederla ad altri sostituendosi allo Stato.

Lo stesso problema si presentò quando furono liberalizzate le licenze di commercio, anch’esse fino ad allora oggetto di transazioni commerciali milionarie (erano i tempi delle lire).

All’epoca la soluzione fu un equo compenso da parte dello Stato a chi aveva perso i suoi recenti investimenti nella licenza.



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