Finanziamento pubblico ai partiti, come cambierà

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In attesa che vengano inviate proteste da parte dei lettori si replica quanto pubblicato sul sito del Movimento 5 stelle a proposito della riforma del finanziamento pubblico ai partiti .

Il 17 ottobre la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge sul finanziamenti pubblico ai partiti. I voti a favore sono stati 288, i contrari 115, gli astenuti 7.

Il disegno di legge del governo passa ora all’approvazione del Senato.

Al Senato l’esecutivo spinge per una corsia preferenziale che porti a una rapida approvazione. Altrimenti se il Parlamento non sarà in grado di riformare il sistema dei soldi ai partiti entro l’autunno il presidente del Consiglio Enrico Letta ha già minacciato di “risolvere” il problema con un decreto legge.

CHI PROTESTA: movimento 5 stelle alla camera dei deputati
CONTRO CHI: Governo, parlamento
PER QUALE MOTIVO: finanziamento pubblico ai partiti

Questa legge è una presa in giro sfacciata e colossale. Passata sulla stampa di propaganda del governo come “Abolizione del finanziamento pubblico”, significa invece “Continuerete a pagare, come prima e persino più di prima”.

Cosa ancora più grave, questa legge consegna ufficialmente (se mai qualcuno avesse ancora dubbio) la politica nelle mani dei grandi potentati economici, delle lobby e persino delle associazioni criminali che sono sempre alla ricerca di nuovi e più redditizi canali di riciclaggio del denaro sporco. Ecco come funziona.

1 – Non sono tutti uguali. Ci sono partiti che possono iscriversi nell’apposito registro e accedere al finanziamento. E chi no (indovinate chi?);

2 – A pagare continua a essere lo Stato. Per l’anno in corso e prossimi tre anni. Entrando in vigore nel 2014, i partiti continuano a ricevere dallo Stato 91 milioni di euro; 54milioni 600mila per il 2015; 45milioni e mezzo per il 2016 e per il 2017 circa 36milioni 400mila. A queste somme si aggiungono le donazioni dei cittadini così si fa stecca para pé tutti.

3 – I cittadini possono devolvere il 2 per mille dell’Irpef ai partiti. Anche in questo caso pagano tutti, perché le minori entrate nelle casse dello Stato devono essere coperte da quelli che non “donano” con le solite tasse;
Non solo: lo Stato istituirà un “fondo apposito” che coprirà tutte le “donazioni” che i cittadini si guarderanno bene dal fare. Sia mai che i partiti ci rimettano!

4 – Il Paese in mano alle lobby: 300mila euro all’anno per le persone fisiche e 200mila euro annui per le persone giuridiche sono i tetti per le donazioni liberali. Sanzioni se si supera tale limite? La fantomatica “Commissione per la trasparenza” fa una multa. Se non la si paga, il partito perde il gettito del 2 per mille per i tre anni a seguire (sai che danno…). E poi, i partiti possono donare quanto vogliono ad altri partiti, così le “coalizioni” diventano patti d’acciaio firmati sugli assegni.

5 – I benefici si allargano alla platea di partiti che si riferiscono a un gruppo parlamentare già costituito: così, chi fonda un partito oggi a elezioni avvenute (avete qualche idea? noi sì) o partitucoli di voltagabbana avranno comunque garantiti i vostri quattrini;

6 – Trasparenza e sanzioni per irregolarità? Toh, dimenticate. Non presentano il bilancio? Succede nulla. Niente verbali e relazioni? Nulla. Dove vanno a finire i nostri soldi ai partiti? Ancora e sempre nel misterioso buco nero.

7 – Chi effettua donazioni ai partiti può beneficiare di sgravi fino al 52 per cento. E chi copre queste minori entrate per le casse dello Stato? Cominciate a tirar fuori i portafogli.

fonte: http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2013/10/riapprovare-il-finanziamento-pubblico-e-chiamarlo-abolizione.html


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