No alla guerra ed alle arrampicate sugli specchi

CHI PROTESTA: Salvatore (amministratore di questo sito)
CONTRO CHI: Governo Italiano
PER QUALE MOTIVO: partecipazione alla guerra alla Libia

Art. 11 della Costituzione Italiana

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Sono contrario alla guerra, sempre e comunque e non esistono ma, non esistono se, non esiste nessuna buona motivazione, non esiste nessuna analisi, non esiste nessun nemico troppo cattivo da farmi accettare una guerra.

E se questa potrebbe essere solo un’opinione personale, per fortuna c’è anche lo scritto della Costituzione italiana a sostenere questa posizione.

E’ inutile arrampicarsi sugli specchi. La mobilitazione militare contro la Libia è una guerra, è contraria alla nostra Costituzione e non può essere accettabile.

Non si può condividere il discorso del nostro Presidente Napolitano:

«Non siamo entrati in guerra. Siamo impegnati in un operazione autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. La carta delle nazioni unite prevede un capitolo, il settimo, il quale nell’interesse della pace ritiene che siano da autorizzare anche azioni volte, con le forze armate, a reprimere le violazioni della pace».

Il fatto che l’ONU possa autorizzare azioni di guerra non significa che possiamo entrare in guerra. La carta delle nazioni unite non può avere un valore maggiore della nostra Costituzione. Qualsiasi scritto, trattato, accordo, legge, normativa, risuluzione è sempre gerarchicamente più in basso della nostra Costituzione.  E mi sorprende che proprio Napolitano, altre volte suo ultimo difensore, accetti di farsi sminuire la Costituzione da un semplice statuto.

Ed il fatto che ‘autorizzi’ non significa che tutti gli stati membri dell’ONU debbano condividere l’azione di guerra, ne tantomeno che tali decisioni siano prese alla leggera e senza la minima consultazione parlamentare.

E non si può condividere l’appoggio di Bersani:

«La missione in Libia, nel rispetto della risoluzione Onu 1973, rientra nei limiti della nostra Costituzione. Lo sostiene Bersani. ‘La Costituzione – ha detto riferendosi all’articolo 11 della Carta – ripudia la guerra come soluzione delle controversie internazionali, ma non l’uso della forza per ragioni di giustizia. Se lasciamo correre anche i massacri veniamo meno a un compito basico della Costituzione».

NO caro Bersani. Da nessuna parte della nostra Costituzione c’è scritto che approviamo l’uso della forza !

Usare la forza è sempre una prevaricazione, una violenza, anche se il suo fine è aiutare qualcuno.

Nessuno dice di lasciar correre i massacri, ma allo stesso modo nessuno dice di dover partecipare ai massacri. E bombardando non si può fare qualcosa di molto diverso.

E non mi tranquillizzano le parole di Berlusconi:

«I nostri aerei non sparano e non spareranno».

A parte che è difficile credere che i nostri aerei non spareranno, questo non significa che non stiamo in guerra. Anche solo appoggiando, favorendo, coprendo, aiutando gli altri siamo in guerra insieme a loro.

E se anche i nostri intenti fossero solo di difesa, rispetto della no fly zone per impedire agli aerei libici di prendere il volo ed attaccare noi, non ho sentito ancora dire da Berlusconi e da nessuno del Governo ‘Noi siamo contro la guerra. Noi siamo contro questo intervento militare’.

Ho sentito invece parole di piena approvazione, di consapevole coinvolgimento, di desiderio di compartecipazione alla vittoria.

Siamo in guerra, inutile arrampicarsi sugli specchi, e lo siamo in offesa alla nostra Costituzione.



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